La Tobin Tax profuma di lavanda

Scritto il alle 10:51 da signor ernesto

Il corollario della teoria della capacità di autoregolazione del mercato è che il settore finanziario, se lasciato libero di adattarsi alle necessità interne ed esterne, attraverso la creazione di nuovi strumenti e nuove tecniche transattive, non può che migliorare le relazioni di scambio tra gli operatori coadiuvando il processo di crescita economica.

Quanto sopra campeggia, magari con formulazioni diverse, praticamente in tutti i testi di economia stampati da quando Gutemberg ha facilitato il processo. Che sia vero, o meglio, che non lo sia più, è materia di discussione.

L’informazione è veloce. Si trasmette in pochi millisecondi. L’informazione è fondamentale nel processo di composizione di un “prezzo”. Una volta non era così; il televideo sembrava un’innovazione quasi fantascientifica e si aspettava il telegiornale della sera per avere contezza degli avvenimenti di rilievo. Nel contemporaneo, se voglio sapere quanta pioggia sta cadendo a Bogotà in questo momento, devo fare un click. Solo un click.

Come si è adattato il mercato alla diversa velocità dell’informazione ed all’ampliato serbatoio di utenza della stessa? Consentendo, a tutti gli interessati, di agire sul “prezzo” con la stessa velocità di trasmissione della “notizia e\o informazione” e mirando ad una ipotetica efficienza, trattata anche essa nella maggior parte dei testi economici conosciuti(con sostenitori e detrattori di varia caratura). Efficienza che decreta il principio di fair value. Il prezzo che vediamo lampeggiare sui nostri monitor incorpora (o dovrebbe incorporare) tutte le informazioni possibili escludendo possibilità di arbitraggio. Che non sia mai stato così è oramai pacifico. Inizialmente, possiamo identificare l’inizio subito dopo lo scoppio della bolla tecnologica, primi anni 2000 direi, il panorama degli operatori di mercato ha osservato la nascita di sparuti agenti che, sfruttando la tecnologia disponibile, interagivano col prezzo a frequenza diversa dal consueto tentando in questa maniera di ridurre il rischio “portafoglio” relegando l’esistenza dello stesso nello spazio dedicato alla contrattazione. La detenzione statica di strumenti atta a cogliere la valorizzazione di lungo termine era completamente assente. La cosa pare abbia funzionato bene. Tanto bene che il settore finanziario si adattò immediatamente(compatibilmente ai tempi che strutture istituzionali consentono) alla nuova “necessità di profitto per segmento di mercato”. Nacque il trading ad alta frequenza “moderno”.
Rileggiamo il corollario di partenza:

“il settore finanziario, se lasciato libero di adattarsi alle necessità interne ed esterne, attraverso la creazione di nuovi strumenti e nuove tecniche transattive, non può che migliorare le relazioni di scambio tra gli operatori coadiuvando il processo di crescita economica.”

Dunque, il settore finanziario è stato lasciato libero, liberissimo direi, di “adattarsi”. E’ stato lasciato libero, liberissimo direi, di creare nuovi strumenti e nuove tecniche transattive, la gara alla prossimità per arrivare sul mercato target con la maggiore velocità possibile è di agevole constatazione; la modellazione di algoritmi atti ad esaltare la velocità fisica di “ingresso” anche.
Due punti del corollario sono esauditi.

Il processo di scambio tra operatori è migliorato?
Questo processo è propedeutico ad una crescita economica?

Su questo rifletterò nella seconda parte di questo mio scritto.

Sappiate che sono a favore della Tobin Tax e quindi non garantisco sull’imparzialità di giudizio che saprò esprimere.
Tuttavia, non essendo stipendiato da alcuno, non avendo interessi conflittuali col pensiero che andrò ad elaborare e non campeggiando in questa pagina bottoncini di varia natura (forse delle pubblicità delle quali non sono diretto responsabile) evindenzianti miei personali interessi economici, siate certi della mia libertà,
E non è poco, vi assicuro.

Sig. Ernesto

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